La “consumerizzazione” dei dispositivi mobili è ormai un trend inarrestabile

Talvolta capita di essere così immersi nel presente che ci si dimentica di quanto le nostre abitudini siano cambiate, specie nell’ultimo decennio. Internet non è più qualcosa di cui poter fare a meno, ma è penetrato in profondità nella vita di ogni singolo individuo, che può accedervi sempre più liberamente e in modalità differenti. La vera rivoluzione apportata dagli smartphones, dai tablets o da qualsiasi dispositivo elettronico che ci permette di essere connessi con la rete è un cambiamento sottile ma radicale. Non ci siamo svegliati un bel giorno con un pacchetto bell’e pronto di novità su cui mettere le mani ma è stato un processo piuttosto complesso che ha agito quasi sottotraccia. Se si guarda al passato recente sembra che il passaggio dall’era analogica a quella digitale è paragonabile ad un’ondata travolgente, ma in realtà è frutto di tanti piccoli cambiamenti che sono avvenuti di giorno in giorno, parte di un flusso inarrestabile. Quando il mondo cambia lo si percepisce anche dal linguaggio: benché l’accademia della crusca non riconoscerà come neologismo il verbo “Googlare”, la maggior parte degli utenti di ultima generazioni sono in grado di capire all’istante a cosa ci si riferisce. Essere “online” non è più un vezzo, un qualcosa di cui si può fare a meno; è un’intera società che si muove in un’unica direzione, e la modalità selezionata è quella “always on”. Sembrano passate delle ere geologiche quando i più affezionati ai vecchi telefoni cellulari solevano spernacchiare i possessori di smartphone rinfacciando loro l’inutilità delle mille e una funzioni del loro nuovo gingillo elettronico.

In fondo quando compro un telefono a me interessa soltanto che sia in grado di inviare messaggi e fare delle chiamate, tutto il resto è inutile!

Ora una frase di questo risulta pressoché impronunciabile, in quanto priva di senso perché fuori dal tempo. Ciò che ha subito il mutamento più radicale è il concetto stesso di comunicazione, i dispositivi elettronici si sono semplicemente adeguati alle nuove esigenze. A cavallo tra gli anni novanta e duemila, condividere un video, una canzone, uno status, era considerato superfluo semplicemente perché non era ancora entrato nell’uso comune. Comunicare significava qualcos’altro, per alcuni forse qualcosa di più concreto e attinente semplicemente al linguaggio verbale inserito in un contesto comprendente soltanto due interlocutori. Ma basta dare uno sguardo ai primi anni novanta, quando gli sms rivoluzionarono a loro volta il modo di comunicare, suscitando l’indifferenza delle generazioni precedenti che non esitavano a bollare i messaggini come inutili perdite di tempo e denaro. Spesso queste opinioni venivano suffragate dal concetto di ‘alterazione’ della comunicazione stessa, come se la sua natura intrinseca venisse meno attraverso questa nuova e artefatta modalità di scambiarsi le informazioni. Passano gli anni ma il copione si ripropone, i più nostalgici di un tempo ‘autentico’ in cui i valori vengono progressivamente meno, ricadono nel medesimo errore, ovvero quello di lodare i tempi passati in modo da screditare la modernità. Avveniva nel cinquecento, come ci ricorda in alcuni passi del “Libro del Cortegiano” l’illustre letterato Baldassar Castiglione ed avviene ancora oggi. Ad ogni modo l’incedere irrefrenabile della tecnologia porta con se un numero crescente di ‘adepti’, più o meno attenti alle novità del momento. Tra questi vi è una discreta quantità di “trail blazers”, un’espressione presa in prestito dall’inglese che identifica gli utenti più al passo coi tempi, che non si lasciano sfuggire nulla per nessuno motivo. Nonostante la maggior parte di noi continui a chiamarli cellulari o telefonini, gli smartphones sono qualcosa che ha oltrepassato di gran lunga il significa originario. Sono portali di comunicazione, strumenti di ricerca e scambio di informazioni, ci permettono di controllare svariati strumenti che interagiscono nella nostra vita quotidiana in pochi e semplici click. Per coloro i quali credono che le mode nascano dalla mente di qualche genio del marketing, la diffusione degli smartphone è la dimostrazione tangibile del contrario. Le mode, o meglio qui pochi trend che riescono a far breccia nella nostra quotidianità diventando abitudini imprescindibili, sono frutto di un nostro bisogno inespresso. Chi riesce ad intercettare al meglio questi bisogni, riesce nella maggior parte dei casi a spuntarla. E’ il caso di due colossi tecnologici come Samsung e Apple. L’azienda fondata da Steve Jobs è riuscita a conciliare queste necessità con un’abile strategia di marketing che punta all’esclusività del prodotto. Un software personalizzato, un design all’avanguardia, e tantissimi prodotti di qualità eccelsa hanno fatto si che l’azienda diventasse un marchio leader nel settore.

Come quando da bambini amavamo curare le nostre collezioni, dalle figurine dei calciatori ai francobolli, dalle macchinine alle schede telefoniche, quando siamo di fronte ad un prodotto Apple la voglia di possederli tutti sembra quasi prendere il sopravvento. I-Phone, I-Pad, I-Pod, possono apparire come tante tesserine di un’unico puzzle in continua evoluzione, tutti quanti connessi tra loro al fine di creare una rete che soddisfi qualsiasi nostro bisogno tecnologico. Competere contro queste strabilianti diavolerie elettroniche è stato difficile per tantissime aziende leader nel settore, che soltanto qualche anno prima la facevano da padrone. L’unica che è riuscita a tutti gli effetti a tenere il passo della Apple è stata la Samsung, che appoggiandosi al software open source Android, è riuscita a contrastare in modo efficace il dominio dell’azienda con sede a Cupertino. Smartphone Samsung top di gamma come la serie Galaxy, hanno fatto venire l’acquolina in bocca anche agli utenti Mac più affezionati. Dispositivi tecnologici come questi permettono ai loro utenti di avere una percezione diversa della realtà, tanto che è stata coniata appositamente l’espressione “augmented reality”, ovvero realtà aumentata. Infatti al giorno d’oggi, grazie ad uno smartphone o un tablet è possibile accedere o manipolare informazioni che sarebbero altrimenti proibitive per i nostri comuni cinque sensi. I sensori audio o video di uno di questi gioielli hanno specifiche tecniche tali che superano di gran lunga le nostre capacità fisiche, fungendo talvolta da amplificatori della nostra capacità sensoriale. Ma non solo, grazie a loro è anche possibile semplificare una serie di operazioni che in passato ci hanno costretto a perdere una gran quantità di tempo. Basti pensare ai servizi di online banking o semplicemente al “mobile payment”, ovvero la possibilità concreta di pagare attraverso il proprio smartphone.

Praticità, semplicità e immediatezza sono parole chiave che hanno permesso alla nostra società di fare passi da gigante attraverso l’utilizzo di questi dispositivi. Negarne l’utilità o sminuire l’influenza che questi hanno avuto e avranno sulla nostra vita, significa peccare di presunzione. Ovviamente è possibile fare a meno di cotanta tecnologica, ma come non arrendersi all’evidenza del fatto che tantissime operazioni sono oggi più semplici da effettuare? Soltanto l’idea di fare un video in alta definizione e mandarlo istantaneamente in giro per il web condividendolo con amici e conoscenti è un qualcosa di meravigliosamente rivoluzionario. Rimanere impassibili di fronte al fascino del progresso è peccato mortale, anche se nuovo non è sempre sinonimo di buono. Uno poco di sano spirito critico sia da una parte che dall’altra può permetterci di aver un punto di vista equilibrato e il meno parziale possibile sugli strumenti a nostra disposizione e sulla loro reale utilità. Siamo tutti vittima di una consumerizzazione di massa, manipolati occultamente dalle grandi aziende, o stiamo semplicemente facendo qualche passo avanti verso un mondo più semplice e libero?